lunedì 22 febbraio 2016

Swapping, come rinnovare il guardaroba senza spendere un euro

Vestiti che non piacciono più, giacche e pantaloni accantonati perché si è cambiato taglia, accessori ritenuti inutili. E la crisi economica che la fa da padrone.
Ecco come fa ad affermarsi anche in Italia il fenomeno dello “swapping”, ovvero il baratto di capi di abbigliamento. Un’idea per rinnovare il proprio guardaroba senza spendere neppure un euro. Il termine deriva dall’inglese “swap”, che significa scambiare.
E, per smentire che si tratti di un fenomeno limitato alle fasce povere della popolazione, basti dire che lo swapping è nato a Manhattan per poi diffondersi in Inghilterra e Svezia e, nel nostro paese, a Roma, Genova, Milano.
Lo swapping tradizionale passa attraverso il classico canale della riunione casalinga, lo swap party: si sceglie una data e si invita un gruppo di amici chiedendogli di portare capi di taglie sbagliate o risultato di acquisti di cui poi ci si è pentiti, e accessori dimenticati in qualche angolo dell’armadio. Un classico che va alla grande sono i regali che hanno incontrato poco il gusto di chi li ha ricevuti.
E, in tempo di web, non hanno mancato di fiorire siti dedicati apposta allo swapping (swapstore.it o swapclub.it): rinnovare il guardaroba anche con capi vintage e griffati senza spendere nulla fa gola a molte donne. Anche a Luciana Littizzetto, che ha dichiarato di fare swapping con le amiche in modo abituale.

Nessun commento:

Posta un commento