giovedì 15 settembre 2016

E lo sharing arriva anche nel trasporto pesante

Dopo lo scambio di vestiti e di cibo, lo sharing via web coinvolge anche i camionisti e il trasporto su strada. Lo sharing, (dall’inglese condivisione) è un fenomeno di tendenza che sta impazzando nel web. Si va dalla condivisione di vestiti (comprati per sbaglio, che non piacciono più o risultato di regali sgraditi), al cibo che sta per scadere o che non è più possibile consumare per varie ragioni (per sopraggiunte allergie o per diete alimentari).
L’ultima novità dello sharing nel web, il Tir sharing, riguarda i trasportatori e nasce innanzitutto da una considerazione: il 91% delle merci in Italia si sposta su strada e il 25% dei camion in Europa si sposta vuoto.
Così, con accordi via web e un sms di conferma, i camionisti mettono in condivisione il loro mezzo per il viaggio di ritorno: niente più viaggi senza carico, con un notevole guadagno per i trasportatori dovuto alla diminuzione di viaggi inutili. E ad avvantaggiarsi sono anche i clienti, che trovano prezzi in calo.
L’idea è tutta italiana, un fenomeno recente alimentato da siti come sendilo.com, carichi.teleruote.com, faimenostrada.org, cargopooling.com, logintrans.itcaricamion.it.
I trasportatori non hanno che da registrarsi su una di queste pagine web e inserire la data e la strada percorsa che dovranno fare a carico vuoto, la loro tariffa chilometrica e la capacità massima di carico.
Chiunque deve spedire della merce va sul sito, trova ciò che risponde alle sue esigenze di trasporto e di prezzo, prenota e paga con carta di credito. Poi manda un sms al camionista per avvisarlo della prenotazione e per fornirgli l’indirizzo dove deve essere caricata la merce.
E, in provincia di Macerata, sono le stesse aziende a collaborare fra loro: quelle calzaturiere, infatti, si sono accordate per far viaggiare insieme le loro scarpe.

lunedì 22 febbraio 2016

Swapping, come rinnovare il guardaroba senza spendere un euro

Vestiti che non piacciono più, giacche e pantaloni accantonati perché si è cambiato taglia, accessori ritenuti inutili. E la crisi economica che la fa da padrone.
Ecco come fa ad affermarsi anche in Italia il fenomeno dello “swapping”, ovvero il baratto di capi di abbigliamento. Un’idea per rinnovare il proprio guardaroba senza spendere neppure un euro. Il termine deriva dall’inglese “swap”, che significa scambiare.
E, per smentire che si tratti di un fenomeno limitato alle fasce povere della popolazione, basti dire che lo swapping è nato a Manhattan per poi diffondersi in Inghilterra e Svezia e, nel nostro paese, a Roma, Genova, Milano.
Lo swapping tradizionale passa attraverso il classico canale della riunione casalinga, lo swap party: si sceglie una data e si invita un gruppo di amici chiedendogli di portare capi di taglie sbagliate o risultato di acquisti di cui poi ci si è pentiti, e accessori dimenticati in qualche angolo dell’armadio. Un classico che va alla grande sono i regali che hanno incontrato poco il gusto di chi li ha ricevuti.
E, in tempo di web, non hanno mancato di fiorire siti dedicati apposta allo swapping (swapstore.it o swapclub.it): rinnovare il guardaroba anche con capi vintage e griffati senza spendere nulla fa gola a molte donne. Anche a Luciana Littizzetto, che ha dichiarato di fare swapping con le amiche in modo abituale.