giovedì 3 dicembre 2015

Wwf e I Provenzali lanciano la cosmesi green per bambini

È nata dalla collaborazione fra il Wwf e il Saponificio Gianasso di Genova (linea I Provenziali) una linea di prodotti sostenibili dedicata ai più piccoli.
La collaborazione risale già al 2004. Il Saponificio Gianasso, infatti, promuove da sempre i valori della sostenibilità economica, sociale e ambientale con la priorità dell'aggiornamento costante dei parametri etici, ambientali, sociali e qualitativi.


Novità di quest’anno è la nuova linea dedicata alla cura dei più piccoli, prodotti specifici per le pelli delicate che si possono usare fin dai primi giorni di vita.
La “Linea Bimbi I provenzali Bio” sono ipoallergenici e certificati Bio dal Ccpb di Bologna. Più del 95% delle materie prime proviene da agricoltura biologica, sono esenti da test sugli animali e la filiera è controllata dalla materia prima al prodotto finito.
Come tutti i prodotti del Saponificio Gianasso, anche la linea per i bimbi risulta priva di materiali quali parabeni, ftalati, derivati petrolchimici (paraffine, oli di silicone, oli minerali ecc.), tensioattivi (Sls, Sles ecc.), formaldeide, addensanti chimici e metalli pesanti come piombo e mercurio.
Astucci, etichette e flaconi sono in materiali riciclati derivati dalla raccolta diferenziata. Le confezioni sono in carta Fsc oppure in carta riciclata.
Insieme ai prodotti è nato anche un sito (www.iprovenzalibimbi.it) dedicato alle nuove mamme dove è possibili reperire consigli, informazioni, musica, fiabe e un contatto diretto con una pediatra dell’ospedale Gaslini di Genova.

lunedì 14 settembre 2015

Hollywood and Dine: presentata ad Expo 2015 una ricerca Usa su spettacolo e abitudini alimentari

Il cibo, in particolare i dolci, hanno un ruolo da protagonista in Tv in prima serata negli Usa e i servizi di un programma satirico come il The Daily Show, possono migliorare le abitudini alimentari degli spettatori. È quanto emerge dalla nuova ricerca dell’Università della Southern California presentata oggi a Milano.


I risultati della ricerca del Norman Lear Center, presso la scuola Annenberg dell’Università, sono state presentati il 4 settembre dal Direttore Martin Kaplan durante l’evento Hollywood and Dine: l’Immagine e l’impatto del cibo raccontati nello spettacolo, un simposio presentato dal Padiglione Usa ad Expo 2015 a Casa America, in Corso Venezia a Milano, dove sono intervenuti Norman Lear, il leggendario scrittore, produttore e regista; Phil Rosenthal, creatore di Tutti amano Raymond e della nuova serie televisiva della Pbs, Io voglio quello che mangia Phil; Josh Kun, lo studioso di musica e di storia dell’alimentazione e professore alla Usc; e la rinomata chef (premio James Beard) di Los Angeles, Sherry Yard.
L’evento è stato aperto dall’Ambasciatore Usa in Italia, John R. Phillips, dalla star e ambasciatrice Expo 2015, Maria Grazia Cucinotta, e da Geoffrey Cowan, presidente dell’Annenberg Foundation Trust a Sunnylands.
La ricerca, realizzata grazie al programma Hollywood, benessere e società, in collaborazione con il Centro Lear, ha analizzato il contenuto di più di 1.300 puntate dei più popolari programmi Tv negli Usa, nell’arco di dieci anni. Ne è emerso che il cibo è presente in 8 episodi su 10 in prima serata. Frutta e verdura sono apparsi sullo schermo con la stessa frequenza di biscotti, gelati e altri dolci. Alla verifica di quale cibo effettivamente mangiassero i personaggi, i dolci sono risultati quelli più frequentemente scelti. In particolare nelle commedie, i dolci sono stati consumati 2,5 volte più spesso rispetto a frutta e verdura. “Grazie alle ricerche sappiamo che gli spettatori sono influenzati dal comportamento, sano o dannoso che sia, tenuto dai personaggi in cui si immedesimano”, ha commentato Kaplan, “Siamo perciò davvero sorpresi che l’America sia golosissima?
I ricercatori hanno anche valutato l’impatto delle cosiddette “news satiriche” sugli spettatori. Sulla base di un campione di 1.600 persone, un gruppo ha guardato un servizio contenente messaggi contrastanti in merito alla nutrizione forniti dall’industria del food, trasmesso da The daily show condotto da Jon Stewart. Un altro gruppo ha invece visto un video o letto un articolo con la stessa informazione, ma senza il taglio satirico. Facendo un confronto tra i gruppi, la ricerca indica che gli spettatori del The daily show hanno ricordato meglio quello che hanno visto, sono diventati più critici verso l’industria alimentare (ma con un approccio ottimistico) e a distanza di un mese finivano per mangiare più frutta e verdura.
Hanno guidato la ricerca la specialista Erica Rosenthal del programma di studi Hollywood, benessere e società, Martin Kaplan, Adam Amel Rogers, amministratore del progetto del Centro Lear, e Kate Langrall Folb, direttrice del suddetto programma.
Per maggiori informazioni sui risultati di ricerca:


Articolo redatto dal comunicato stampa di Ketchum Italia - Ufficio Stampa del Padiglione Usa a Expo 2015

giovedì 6 agosto 2015

Il payroll giving arriva anche in Italia

Il payroll giving, ovvero la donazione in busta paga di tradizione anglosassone, da ora può diventare una consuetudine anche per i lavoratori italiani. Già da alcuni, infatti, alcuni dipendenti del pubblico e del privato possono scegliere di donare quello che in busta paga equivale a un ora al mese di lavoro a progetti di solidarietà.
Ogni lavoratore potrà scegliere l’ente a cui vuole destinare il proprio denaro fra quelli proposti da Unora (unora.org), il comitato promotore dell’iniziativa formato da otto associazioni no profit che si occupano di prestare solidarietà in campi molto diversi fra loro, ma che hanno in programma un progetto specifico.
Gli enti fra cui si può scegliere sono: Amref, Actionaid e Intersos, le onlus che si occupano di progetti a sostegno del terzo mondo; Legambiente, l’associazione ambientalista italiana; la fondazione Aiutare i bambini, onlus che in Italia e nel mondo si preoccupa di dare case, cibo e medicine a bambini soli, malati e poveri; la fondazione Cottolengo, organizzazione religiosa italiana presente in Europa, Asia, Africa e Americhe che risponde alle necessità delle persone maggiormente in difficoltà; Abio Italia, onlus italiana che si dedica all’assistenza dei bambini in ospedale e alla formazione dei volontari; Enpa (Ente nazionale protezione animali).
In Italia il progetto stenta a decollare: nel 2012 hanno aderito al progetto Unora solo sei aziende (tra cui l’Agenzia delle entrate, l’Agenzia del territorio e il Credit agricole): del totale dei 44 mila dipendenti, solo 200 lavoratori hanno acconsentito al prelievo, per una raccolta totale di 20 mila euro.
Per il lavoratore, l’importo della donazione si aggira intorno ai 13 euro, completamente deducibili dalle tasse. L’operazione è facile e veloce: basta compilare un modulo e poi pensa a tutto Unora. La scelta, inoltre, può essere revocata in qualsiasi momento.

giovedì 18 giugno 2015

Brooks Brothers, il brand che negli Usa veste presidenti e universitari

Ha vestito 43 presidenti americani, da Lincoln all’attuale Barack Obama, le più celebri star di Hollywood e anche un’icona dell’eleganza italiana, l’avvocato Gianni Agnelli. È il primo brand degli Stati Uniti, un marchio fondato nel 1818, la Brooks Brothers.
Per fare la storia della moda maschile in America (e in buona parte del mondo) Henry Sand Brooks fonda l’azienda in un piccolo negozio di abbigliamento e, da quel lontano 1818, lega il suo nome ai personaggi più importanti degli Stati Uniti. Brooks Brothes rappresenta una vera istituzione in fatto di stile e un emblema di eleganza evergreen.
Il simbolo adottato dal marchio è un’icona antichissima, the Golden Fleece, il Vello d’Oro, quell’oggetto mitologico cercato e rubato da Giasone e dai suoi Argonauti: la pelle intera dorata di un ariete alato capace di volare che Ermes donò a Nefele e che aveva il potere di guarire le ferite.
E simbolo anche degli antichi mercanti di lana britannici e dell’ordine dei cavalieri del Toson d’Oro fondato da Filippo di Borgogna.
Vero e proprio marchio di fabbrica dell’azienda è la camicia “button down”, proprio quella che sceglieva di indossare l’avvocato Gianni Agnelli, icona di uno stile impeccabile, e che ha fatto la fortuna nel mondo della Brooks Brothers.
L’idea di cucire i colletti delle camicie con dei bottoni venne alla fine dell’800 a John E. Brooks, il nipote del fondatore, osservando attentamente i giocatori di polo che usavano portare le camicie in questo modo per evitare che il colletto volasse sul viso durante la partita. Una volta portata a New York, questa caratteristica si impose in tutto il mondo.
Ma la Brooks Brothers ha rivoluzionato il mercato dell’abbigliamento maschile anche con i suoi abiti confezionati, le calze a rombi, i boxer di cotone, la cravatta in seta a righe col motivo Regimental invertito, look della Ivy League.

Altro fiore all’occhiello dell’azienda newyorchese è la Collegiate Colletcion, ovvero le divise di 15 fra le più prestigiose università statunitensi, come Yale, Princeton, Stanford, Columbia. Stile, questo, che si inserisce nel più ampio mercato del “New School” e del “Preppy”, a testimoniare l’attenzione al look delle nuove generazioni.
Anche per questo l’azienda ha riportato la sua sede nel quartiere Flatiron, luogo della storica sede e, nel novembre del 2011, ha inaugurato la il nuovo concept-store, il Flatiron Shop, tra la Broadway e la 20° Strada.

mercoledì 27 maggio 2015

Cargo Bike: ecco come Levissima e Amsa insegnano a riciclare i rifiuti di Expo in Città

Street food, chioschi gourmet, truck gastronomici, eventi itineranti: sono solo alcuni degli ingredienti di Expo in città, che porterà per le vie di Milano, durante i mesi estivi, prelibatezze da gustare "on the go", mentre si passeggia. Un modo informale, ma altrettanto appagante, di vivere il cibo… rigorosamente di alta qualità. Chef stellati, così come piccoli artigiani, proporranno le loro specialità nelle aree dedicate allo street food di Expo in Città: partendo dall’Expo Gate in Piazza Castello, passando per Corso Garibaldi, fino a Corso Como.

Accanto al buon cibo, a permeare la città di Milano in questi mesi saranno anche le pratiche legate al concetto di sostenibilità che, come ricordano le linee guida di Expo 2015, passano per il packaging e si traducono in limitare gli sprechi e favorire la raccolta differenziata dei materiali. Il Gruppo Sanpellegrino, tra le più significative realtà nel campo del beverage in Italia, da sempre impegnato nel dare vita a packaging che coniugano sicurezza e sostenibilità ambientale, abbraccia appieno questa filosofia: “la bottiglia rappresenta per noi la cassaforte dell’acqua minerale, perché porta questa risorsa preziosa sulle tavole dei consumatori pura, esattamente come sgorga. Proprio per rispondere a queste esigenze, il materiale che maggiormente utilizziamo per imbottigliare l’acqua minerale è il pet: plastica leggera, sicura e al 100% riciclabile, che può avere nuova vita, se correttamente avviata al riciclo” spiega Stefano Agostini, presidente e amministratore delegato del Gruppo Sanpellegrino.
Per favorire questo circolo virtuoso, il Gruppo Sanpellergino è da anni impegnato nel diffondere le buone pratiche della raccolta differenziata e, in un momento di così grande visibilità per la città di Milano, offre un servizio concreto ai cittadini e ai visitatori provenienti da tutto il mondo, incentivando la raccolta delle bottiglie in pet nelle vie dello street food.
L’iniziativa, promossa dal Gruppo Sanpellegrino attraverso il marchio di acqua minerale Levissima, vede protagoniste delle cargo bike ecologiche, realizzate artigianalmente dall’azienda italiana Taurus, che saranno attrezzate con due cestoni per la raccolta differenziata: giallo, per plastica e lattine, e verde, per vetro. Nei weekend estivi, da fine giugno a fine settembre, gireranno tra Piazza Castello, Corso Garibaldi e Corso Como, per rendere possibile la raccolta differenziata dei rifiuti, anche fuori casa, regalando così nuova vita ai materiali e rendendo la città più pulita e accogliente.
L’iniziativa ha avuto il patrocinio del Comune di Milano ed è realizzata in partnership con Amsa (azienda di igiene urbana della città) che affiderà ad un gruppo di suoi operatori la guida delle cargo bike e la sensibilizzazione del pubblico. Grazie a un piano di lavoro organizzato su più turni, sarà coperta l’intera giornata, dalle ore 11.00 alle ore 19.00.
Il Gruppo Sanpellegrino ha coinvolto in questa campagna di sensibilizzazione anche Ied, l’Istituto europeo di design. Gli studenti dei corsi in Product Design, Illustrazione e Animazione e Graphic Design, durante una sessione creativa, hanno lavorato al concetto di raccolta differenziata e riciclo dei materiali, focalizzando l’attenzione sul consumo "on the go", che tocca i giovani molto da vicino. Hanno dato libero sfogo al loro estro per rendere ancora più impattante la campagna e personalizzare le cargo bike con grafiche e messaggi educativi e al tempo stesso coinvolgenti. La proposta creativa che ha conquistato la giuria, composta da docenti Ied, rappresentanti del Gruppo Sanpellegrino e di Amsa, è stata ideata da Zala Vrbek, che ha ricevuto una borsa di studio come riconoscimento per l’impegno e l’importante contributo.
Il progetto avrà un seguito. Il Gruppo Sanpellegrino, al termine dell’attività di raccolta delle cargo bike, farà una donazione al Comune di Milano per l’allestimento di un’area verde della città con oggetti di utilità pubblica, rigorosamente in pet riciclato. Tutti i cittadini potranno, così, toccare con mano che il pet raccolto, grazie al loro contributo, è diventato una vera e propria risorsa per la comunità.


Estratto dal comunicato stampa Sanpellegrino

giovedì 30 aprile 2015

Ricaricabile ALL-IN 300 PAYBACK: la convenienza stravince!

Un'offerta incredibile ci viene proposta questa primavera dal gestore telefonico 3, l'offerta speciale riservata ai titolari di carta PAYBACK: ALL-IN 300 PAYBACK, una ricaricabile che offre numeri straordinari con soli 5 euro al mese anziché 10 euro.
L'offerta ti offre per sempre:
• 300 minuti di chiamate (75 minuti a settimana),
• 300 sms (75 sms a settimana)
• 2 GB di traffico Internet (500 MB a settimana)


• Aderire all'offerta ALL-IN 300 PAYBACK è molto semplice: per prima cosa bisogna passare a 3 entro il 30 giugno 2015 e scegliere la ricaricabile ALL-IN 300 PAYBACK; poi basta recarsi in un 3Store con la propria carta fedeltà PAYBACK e richiedere l'attivazione di ALL-IN 300 (se chiedi la portabilità sulla nuova sim attivata il numero telefonico non deve essere stato del gestore 3 nei due mesi precedenti la portabilità verso 3).
• A questo punto, entro 15 giorni dall'attivazione della sim, puoi abbinare il numero della tua carta PAYBACK al tuo numero 3. Se fai passare più di 15 giorni perdi l'offerta speciale del 50% di sconto e dovrai pagare 10 euro al mese anziché 5 euro. Il numero telefonico 3 deve essere abbinato a una carta PAYBACK che sia stata utilizzata almeno una volta o registrata entro il giorno dell'acquisto della sim 3. Una carta è utilizzata se ha effettuato almeno un acquisto nei punti vendita dei Partner, anche online accedendo dal sito www.payback.it; oppure basta aver accumulato punti grazie all'abbinamento di quest’ultima al proprio numero di telefono.
• Utilizzando l'app "Area clienti 3" sul tuo smartphone, puoi effettuare l'abbinamento al numero 3. In alternativa puoi farlo chiamando il numero gratuito 408522, oppure loggarti al sito tre.it, nella sezione "area clienti" (per maggiori informazioni su come effettuare l'abbinamento clicca qui).
• Con 3 verranno accreditati, in modo semplice e automatico, 2 punti ogni euro speso per ogni ricarica telefonica che andrai ad effettuare. I punti verranno accumulati sulla tua carta: ricorda che sulla stessa puoi abbinare fino a 5 utenze telefoniche del gestore 3, in questo modo è molto semplice e veloce accumulare punti!
• Inoltre 3 ti regala 100 punti extra per ogni numero abbinato alla tua nel periodo dall'1/3/2015 al 30/6/2015. Puoi quindi accumulare fino a 500 punti extra, che ti saranno accreditati entro il 31/7/2015.



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venerdì 24 aprile 2015

E il jeans diventa green

G-Star Raw, una delle più importanti aziende di denim (milioni di capi venduti ogni anno) cerca di cucire un rapporto fra moda e sostenibilità ambientale e dal 2013 aderisce alla campagna Detox di Greenpace, promossa per eliminare entro il 2020 l’uso e lo scarico nell’ambiente di tutte le sostanze tossiche usate nella produzione dei jeans.
Addirittura G-Star Raw promette di accorciare i tempi rispetto alle scadenze del programma Detox: le sostanze come gli ftalati e gli alchilfenoletossilati sono state eliminate già a partire dal 2013 e nel 2014 anche i composti perfluoroclorurati.
Per puntare su una qualità più alta dei suoi capi, l’azienda olandese sta promuovendo il progetto “Raw Tailored Atelier”: in ogni boutique dove è presente il marchio saranno presenti dei sarti che in venti minuti personalizzeranno i pantaloni realizzati in tessuto denim Red Listing, un filato creato su telai a navetta che risalgono ai primi del Novecento. Caratteristica del tessuto è prendere la forma del corpo di chi lo indossa, purché si rimanga accovacciati con i jeans inumiditi per trenta secondi.
Al cliente sarà affidata la scelta del colore dei bottoni, dei rivetti e dell’etichetta di pelle. Raw Tailored Atelier è presente anche in Italia (per avere l’elenco delle boutique che aderiscono all’iniziativa basta recarsi sul sito g-star.com/it).

venerdì 10 aprile 2015

Metti una sera a cena con Shakespeare o Boccaccio

La Stew House di Londra
Una cena decisamente d’autore quella che propongono vari ristoranti sparsi per il mondo e interamente ispirata ai grandi della letteratura e alla loro epoca. Un momento per assaporare le atmosfere del passato e gustare piatti tradizionali.
A Londra, Adam Towner e Katy Gray Rosewarne inventano la Stew House, un ristorante “itinerante” per gli ospiti innamorati dell’atmosfera vittoriana dell’Ottocento inglese che si respira nei romanzi di Charles Dickens. La location è a sorpresa e viene comunicata via web agli avventori solo all’ultimo momento; il dress code prevede rigorosamente cappello a cilindro, piume e tweed.
Due immagini dell'Alice of Magic Restaurant di Tokyo

Ma Londra non è la sola a offrire cene d’autore: negli Stati Uniti, la Lvl events organizza in giro per il paese cene a tema dedicate all’epoca elisabettiana e alle opere di Shakespeare.
Per immergersi nella fantastica ambientazione del Paese delle meraviglie di Lewis Carroll, a Tokyo c’è il ristorante Alice of Magic Restaurant, disegnato e curato dai designer Elichi Maruyama e Katsunori Suzuki: i giochi logici, linguistici e matematici del reverendo inglese trovano spazio in ogni angolo del ristorante e l’arredo è tutto incentrato sul fantastico modo di Alice.
In Italia è il comune di Certaldo (Firenze) a organizzare, il 9 e il 16 di giugno, una cena  in strada ispirata a Boccaccio e all'ambientazione delle novelle del Decamerone, con menu rigorosamente medievale e posate in legno. Gradito l’abito d’epoca.

sabato 28 marzo 2015

Turismo sostenibile da regalare in tubo di cartone

È confezionata in un tubo di cartone riciclato, anzi, in un “Equotube”, l’idea regalo nata dalla collaborazione tra Wwf ed Equotube (un prodotto realizzato dal tour operator “Il Sogno Diverso”, che si occupa di intercultura e turismo responsabile).  Si tratta di 50 proposte di soggiorni in strutture amiche dell’ambiente, divise tra “Assaggi di Natura” e “Scappatelle di Natura”, idee originali per fuggire dallo stress della vita moderna.
Destinazione del viaggio-regalo sono le Fattorie del Panda e le Perle Alpine, una catena di 27 località che hanno meritato il premio del Wwf “Panda d’oro” nel 2012 per i programmi di mobilità turistica sostenibile che sono in grado di offrire.
Destinatari del week-end in regalo tutti coloro che hanno a cuore la natura, la bioviversità e l’ambiente, oppure per quanti cercano alimentazioni sane in armonia con le culture e le tradizioni locali e la riscoperta delle ricchezze del territorio.
Ecco come sono strutturati gli “Equotube”:
Assaggi di Natura: week-end corto comprendente una notte di pernottamento con colazione più pranzo o cena per 2 persone;
Scappatelle di Natura: week-end lungo comprendente due notti di pernottamento con colazione più due pranzi o cene per due persone.
All’interno di ogni tubo la proposta è illustrata in ogni dettaglio: servizi inclusi, strutture utilizzate, attività previste durante il soggiorno e informazioni utili.
Gli Equotube si possono comprare online sul sito www.wwfnature.it, nelle Botteghe del commercio equo, in alcune agenzie di viaggio o nelle Coop.

lunedì 16 marzo 2015

Food sharing, come eliminare gli sprechi alimentari

Pochi anni fa, in Germania, il film documentario Taste the Waste di Valentin Thurn (oltre 50 mila spettatori al cinema) denunciava lo spreco di cibo in Europa. Il successo inaspettato del lungometraggio sorprende troupe e artisti, che decidono di organizzarsi per trovare una soluzione. È così che nasce il food sharing, ovvero la prima piattaforma online per condividere il cibo che sta per scadere e non può essere consumato.
State partendo per le vacanze ma avete ancora il frigo pieno di alimenti che nel frattempo scadranno? Avete in casa cibi che sapete che non potete più consumare per ragione di salute o di diete alimentari? Basta iscriversi al sito online foodsharing.de, anche attraverso Facebook, pagare una piccola quota e si potranno segnalare i cibi che altrimenti andrebbero buttati. Dopodiché basta aspetta che qualcuno venga a prenderli. Nel frattempo, ovviamente, si può andare a ritirare biscotti o zucchero da qualche altra parte.
Il sito, aperto a dicembre del 2012 ha avuto subito un’impennata di iscrizioni; 500 mila utenze nel primo mese che mettono online gli alimenti in scadenza. Con alcune restrizioni: non si possono proporre cibi che contengono uova crude e carne macinata. E per gli alimenti surgelati va assicurato di aver rispettato la catena del freddo.
Il sito mette anche a disposizione una cartina di alcune città tedesche con la segnalazione dei negozi che fanno particolari promozioni.
In un mese, nelle sei città della Germania interessate, sono stati distribuiti circa 700 chili di cibo, da sommare a quelli che ogni giorno vengono portati a Berlino al mercato di Markthalle Neu, dove Raphael Fellmer, responsabile di Food sharing Berlino, ha attivato un frigo dove è possibile depositare il cibo destinato a essere buttato o ritirare gli alimenti che interessano.
Anche le aziende alimentari cominciano a mostrare interesse, tanto che Fellmer ha organizzato un gruppo, chiamato “salvatori del cibo”, che girano nelle catene dei supermercati interessati per ritirare gli alimenti che stanno scadendo e non possono più essere esposti nei banchi. Un modo di ridurre anche il quantitativo di spazzatura.
Il prossimo passo è aprire siti di food sharing in tutta Europa. Per l’Italia, Fellmer è in contatto con Legambiente. Per promuovere l’iniziativa sarà rilasciata una app per smartphone. Basterà un clic e si potrà fare la spesa senza sprechi.

mercoledì 18 febbraio 2015

Le mode che non tramontano: il trench

Che cosa abbiamo in comune il tenente Colombo, il commissario  Clouseau, Antonio di Pietro e il tenente Sheridan è presto detto: sono tutti uomini che in qualche modo hanno a che fare con la giustizia. Ma ad accomunare fra loro questi personaggi c’è anche un mitico capo d’abbigliamento, il trench, o meglio il trench-coat, un capo impermeabile con cintura che spesso sostituisce il cappotto.
Il trench Burberry
Eppure il trench moderno non nasce di certo ispirato all’abbigliamento poliziesco, ma su imitazione di quello dell’esercito inglese.
Il nome, infatti, in inglese significa “cappotto da trincea” e molte sono le caratteristiche che sono rimaste dal modello militare originale: le spalline, l’allacciatura a doppio petto, il sottogola, la cintura e la falda triangolare sovrapposta all’allacciatura.
Humphrey Bogart in Casablanca
Il primo capo venne realizzato dalla ditta Burberry nel 1901, su commissione del Ministero della guerra inglese, che intendeva realizzare un capo a metà strada tra l’impermeabile d’ordinanza e il cappotto militare. Realizzato in garardina, protegge più dalle intemperie che dal freddo, e viene indossato quindi sopra la giacca o il blazer.
Peter Sellers nella Pantera Rosa
La fortuna del trench si deve comunque soprattutto agli attori di Hollywood che l’hanno indossato e reso famoso: lo indossava Humphrey Bogart nel film Casablanca, Michael Caine in Vestito per uccidere, Donald Sutherland in La cruna dell’ago.
Per non parlare di Peter Falk nel Tenente Colombo, Peter Sellers nella serie della Pantera Rosa, Alain Delon in Tony Arzenta e Ubaldo Lay nel Tenente Sheridan.

domenica 1 febbraio 2015

Il momento giusto per salare la pasta

Salare a freddo, salare poco prima che l’acqua bolle, salare prima o dopo di buttare la pasta… Le voci sul momento giusto per salare l’acqua per cuocere la pasta sono molteplici.
Il problema nasce da una caratteristica chimica dell’acqua, che con il sale di trasforma in una soluzione che bolle a una temperatura diversa. Ecco perché si consiglia di salare l’acqua appena prima dell’ebollizione.
La differenza di temperatura per il punto di ebollizione tra acqua salata e acqua dolce dipende dalla concentrazione di sale, abbinata a una costante (per l’acqua è 0,512): se si considera una pentola media di 2,5 litri di acqua e 10 grammi di sale la variazione di temperatura è assolutamente ininfluente: meno di un decimo di grado.
Quindi, con o senza sale, le nostre pentole di cucina impiegheranno lo stesso tempo per bollire raggiungendo una temperatura quasi identica.


Se il momento dell’aggiunta del sale è ininfluente per quando riguarda i tempi di ebollizione, nel decidere se salare l’acqua a freddo o meno vanno considerati altri fattori.
Un vantaggio di salare a freddo è evitare la cosiddetta ‘esplosione”. Mettendo il sale poco prima dell’ebollizione, infatti, i cristalli di sale diventano i centri di formazione delle bolle di vapore e possono dar luogo a un ebollizione tumultuosa.
D’altra parte, salare un attimo prima di scolare la pasta riduce drasticamente la quantità di sale da impiegare: il sale ha soltanto il tempo di depositarsi sul lato esterno della pasta dando la sensazione di “salato”, anche con pochissimi granelli. Questo è un buonissimo sistema per evitare un consumo smodato di sale, responsabile di disturbi quali l’ipertensione arteriosa e la ritenzione idrica. 

martedì 27 gennaio 2015

Monitorare le popolazioni animali? Ora ci pensa il satellite

La tecnologia delle immagini satellitari viene anche incontro alle specie animali, soprattutto quelle a rischio di estinzione. È grazie a questo strumento, infatti, che si è potuto effettuare il primo censimento di una specie animale dallo spazio.
A finire sotto l’obiettivo è stata la popolazione di pinguino imperatore (Aptendodytes forsteri), “spiata” dai ricercatori del British Antartic Survey che hanno pubblicato i risultati dell’esperimento sulla rivista scientifica PLoS One.


Buone notizie dalle immagini ad altissima definizione scattate da 450 chilometri di quota: gli scienziati sono riusciti a distinguere le sagome scure dei pinguini e a contarne 595 mila esemplari (le stime precedenti facevano riferimento a 270-350 mila esemplari).
I ricercatori hanno confermato quindi che le immagini dei satelliti sono accurate, ecologiche e sicure, quindi rappresentano un mezzo validissimo per monitorare popolazioni animali che vivono in luoghi remoti e poco accessibili.
Il pinguino imperatore è il più grande degli uccelli appartenenti alla famiglia dei pinguini e appartiene al genere dei pinguini di grandi dimensioni. Seppur incapace di volare è un ottimo nuotatore. La specie di pinguino imperatore è quella che vive più a sud, sui ghiacci dei mari artici, ed è soprattutto disturbata dal riscaldamento globale del pianeta che riduce le aree ghiacciate in Antartide.

domenica 4 gennaio 2015

Gli occhiali vintage amati dalle star di Hollywood

Quando si parla di tendenze, si sa, a farla da padrone sono le star del cinema, da sempre capaci di dettare legge in ogni campo del fashion, accessori compresi. Per quanto riguarda gli occhiali da sole non c’è rivale che tenga: gli attori di Hollywood hanno eletto la loro icona già dalla nascita del marchio 25 anni fa, ovvero la Oliver peoples.
Marchio che nasce per caso per iniziativa di due fratelli, Larry e Dennis Leight, californiani e amanti del surf, che nel 1986 decidono (in tempi non sospetti) di acquistare e vendere uno stock di occhiali vintage. Una scommessa azzardata, visti i tempi dominati dal rifiuto del vecchio e dalla ricerca del “diverso” a tutti i costi.
Il marchio potè contare allora su un testimonial d’eccezione, niente di meno che l’artista capace di trasformare in trend qualsiasi cosa abbia toccato, Andy Warhol, che si fece creare un paio d’occhiali su misura e si fece fotografare sulla copertina di Vogue Germania nel 1987.

Il boom arrivò immediatamente e, dopo Warhol, gli occhiali Oliver peoples sono stati indossati da numerosissime celebrities del calibro di Spike Lee, Sting, Cindy Crawford, Jennifer Aniston, Bruce Willis, Madonna, Kevin Costner, Diane Keaton, Tom Cruise, Michael Caine e Kate Moss. Per non parlare di Johnny Deep, che ne possiede addirittura una collezione intera.
Così, per festeggiare i 25 anni della nascita del marchio (che oggi fa parte del gruppo Luxottica di Del Vecchio), il brand californiano ha lanciato una nuova collezione in edizione limitata ispirata allo stile classico della casa.