sabato 1 febbraio 2014

Shoplifting: il brivido di rubare nei grandi magazzini

Un fenomeno in piena crescita negli Usa che sta prendendo piede anche in Italia: è chiamato shoplifting, e spinge persone senza alcuna necessità, come famose attrici o miliardari, a rubare accessori, profumi e trucchi nei grandi magazzini.
Nel 2001, a finire sulle pagine dei giornali è stata l’attrice statunitense Winona Ryder, sorpresa dalla sicurezza a pizzicare accessori d’abbigliamento ai Saks Fifth avenue di Beverly Hills. Ma il caso della Ryder non è affatto stato il primo e molti suoi famosi colleghi l’hanno preceduta.
L’argomento è tornato a far parlare con l’uscita del libro The Steal, A cultural history of shoplifting (Penguon Press), della giornalista e docente universitaria Rachel Shteir. Nel libro la Shteir si domanda se rubare qualche oggetto in un negozio sia un crimine perseguibile o un gesto impulsivo e infantile su cui si potrebbe chiudere un occhio. E soprattutto cosa determina un simile comportamento: malattia, stato depressivo, senso di frustrazione. Non ultimo, stabilire l’entità dei danni alla società.
Le statistiche sono impressionanti: le perdite totali nell’anno 2009 negli Stati Uniti sono state di 11 miliardi di dollari. E questo solo calcolando il valore della merce, al quale vanno aggiunti i costi per la sicurezza, che sono di gran lunga maggiori. E va considerato che questo tipo di reato viene scoperto molto raramente e, anche quando scoperto, molto raramente viene denunciato.
Anche i commercianti italiani hanno denunciato la crescita impressionante del fenomeno, che nel solo anno 2011 ha causato perdite di 3,5 miliardi di euro, con una percentuale maggiore del 7% dell’anno precedente.
Secondo i dati raccolti sul campo dalla Shteir, a spingere persone insospettabili a commettere questo reato, è la grande gratificazione immediata che deriva dal gesto, che è considerato assolutamente irrilevante. Una sorta di attrazione molto simile a quella del gioco d’azzardo, e l’eccitazione adrenalinica che se ne ricava nel momento della vincita: un momento di piacere ottenuto con pochissimo sforzo. E, esattamente come per i giocatori e gli alcolisti, chi soffre di shoplifting viene curato con la terapia di gruppo.
Quanto al profilo dello shoplifter, nella maggior parte dei casi è una persona appartenente al ceto medio, con l’eccezione di qualche miliardario. La gente che ruba per necessità, di solito, preferisce portare via generi alimentari e non vestiti o accessori. Le donne sono in maggioranza e prediligono cosmetici, profumi e gioielli. I generi preferiti dagli uomini sono oggetti elettronici e di ferramenta.
Molti gli studiosi che hanno teorizzato sull’argomento, con analisi che vanno dalla risposta a un ordine sociale in cui è il soggetto maschio a controllare l’economia a una patologia che libera onde nel cervello simili a quelle della cocaina nei tossicodipendenti.
A, anche sulle cure, le opinioni sono divise: terapie di sostegno o gruppi di autocoscienza. A livello farmacologico, per ora, la ricerca non ha fatto investimenti.

Foto: Psicologo360.it

3 commenti:

  1. Una volta non si chiamava cleptomania??? O mi sbaglio?

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  2. Mamma mia, io non ho mai rubato neanche una caramella! E comunque, troppo comodo parlare di malattia... magari in minima percentuale ci sarà qualche caso, ma gli altri? Secondo me ci provano proprio gusto.

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