martedì 28 febbraio 2012

Ancora polemiche sull’assegno alimentare

Ha scatenato una vera bufera la provocazione lanciata dalla giornalista Chiara Maffoletti del Corriere della Sera sul blog Ventisettesima ora. L’argomento è alquanto delicato e decisamente all’ordine del giorno: l’assegno di mantenimento dovuto al coniuge in caso di separazione.
La giornalista parte da un punto di vista decisamente insolito, domandandosi se sia giusto che giovani donne senza figli in grado di lavorare debbano farsi mantenere per tutta la vita dall’ex marito. Già il titolo è una sentenza: “Mi vergogno delle donne (giovani) senza figli che chiedono il mantenimento all’ex”. E nel sommario non si lesina sulla durezza delle parole: “Perché far maledire a qualcuno il giorno in cui ha deciso di sposarci perché costretto ora a mantenerci quando siamo giovani abbastanza per farlo da sole?”
La giornalista vuole fare leva sul senso di orgoglio delle donne chiedendo se non sarebbe da considerarsi più dignitosa e moderna la scelta operata da alcune giovani che hanno rinunciato all’assegno alimentare e hanno deciso di farcela da sole con le proprie forze, di non voler assolutamente diventare “una tassa per il loro ex”.
È chiaro, sottolinea poi la giornalista, che va distinto il caso delle coppie anche senza figli in cui le donne sono state per una vita intera a fianco dei loro mariti senza lavorare: una scelta condivisa e consapevole che non deve penalizzare la donna costringendola a entrare nel mercato del lavoro a 40/45 anni, cosa che, anche se non impossibile, è decisamente molto, molto difficile. La provocazione è piuttosto diretta alle giovani donne, anche di 25/30 anni che con il divorzio diventano “l’incubo dell’ex marito”.
L’articolo ha scatenato delle reazioni che forse nemmeno la giornalista si aspettava: 216 commenti e centinaia di condivisioni sui social network. Tanto che sul supplemento del Corriere della Sera “Io donna” del 25 febbraio l’argomento è stato ripreso e anche arricchito di pareri legali. Sono sempre più, infatti, gli orientamenti dei tribunali a propendere per l’idea che se un coniuge è abile al lavoro deve adoperarsi per trovarlo entro un tempo ragionevole, visto l’aumento considerevole di casi di uomini che finiscono sul lastrico per le spese che sono tenuti a sostenere in caso di separazione (nuova abitazione, assegno alimentare ecc.). Ma sempre più spesso la rivendicazione delle donne all’assegno alimentare è alimentata dal rancore per la causa della separazione: il tradimento del coniuge.
Per dire la vostra: twitter @ChiaraMaff

2 commenti:

  1. un bel problema...complesso e articolato

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  2. Se, come accade in alcuni casi, lui ha letteralmente "obbligato" lei a stare a casa, mi sembra giusto che l'aiuti fino a che non trova lavoro. Poi stop.
    Quando ci si lascia (a mano che non ci siano di mezzo i figli), è meglio troncare del tutto e non avere più niente a che fare con l'altro; perché volere i suoi soldi se non si vuol più neppure avere a che fare con lui? Boh.

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